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IL PUNTO DI VISTA DI Carlo Genova, infermiere, Palermo

Il punto di vista di

 

 

Per circa 10 anni, sono stato l’infermiere di riferimento di un ambulatorio di neuro-urologia, in un ospedale dedicato alla lesione midollare, in atto solo in piccola parte attivato. In questo ruolo, ho avuto  l’incarico di occuparmi di uroriabilitazione e di collaborare alla diagnosi e alla terapia della vescica neurologica.

In questo breve articolo, voglio esporre alcune problematiche e alcuni aspetti relativi al ruolo di tecnico di urodinamica.

 

La figura professionale del tecnico di urodinamica è probabilmente una figura che non ha specifici titoli accademici, ma necessita contemporaneamente di grandi competenze, non solo tecniche, ma anche umane. Egli si colloca tra il medico che prescrive, segue l’esame e ne redige il referto e l’utente che deve essere sottoposto a tale indagine. Ciò richiede, da parte dell’operatore, la molteplice competenza di preparare il paziente all’esame (posizionamento di cateteri uretrali, sonde rettali, elettrodi, ecc., seguendo le regole dell’asepsi), l’approfondita conoscenza tecnica dell’apparecchio computerizzato, risolvendo eventuali problemi e artefatti legati all’apparecchiatura e alle connessioni utente/macchina, nonché un corretto approccio psicologico tale da instaurare un contatto umano con la persona/paziente. Essa infatti deve essere preparata mediante un vero e proprio counseling informativo, volto a risolvere il frequente stato d’ansia e, spesso, di inibizione e di perplessità espresso soprattutto da coloro che devono essere sottoposti per la prima volta a questa esame, fatto questo imprescindibile per una buona riuscita dell’esame. Non dimentichiamo infatti che l’esame si scontra con l’intimità della persona (mingere non è certo un’attività che normalmente l’uomo svolge di fronte a qualcuno!)

 

Ritengo che questa procedura debba essere eseguita con un percorso interattivo tra chi prepara e conduce l’esame e l’utente, proprio perché la specifica rilevazione oggettiva dei dati e dei parametri deve essere congruente con le sensazioni e i disturbi soggettivi che devono essere dimostrati. Infatti l’esperienza inizia proprio con l’atto formale del “Consenso Informato” da far firmare al quale, sulla base delle condizioni socio-culturali e di apprendimento della persona, si debba  aggiungere, a mo’ di “cronaca”, tutte le informazioni possibili sugli strumenti che servono per l’indagine, sulla loro utilità, sul loro grado di invasività, spiegando ogni fase della preparazione che può risultare un po’ articolata ed imbarazzante per il paziente.

 

Dopo l’invito a svuotare la vescica, rivolto alla persona che è in grado di mingere spontaneamente, con l’esecuzione di una uroflussometria libera preliminare con successiva valutazione del residuo post-minzionale, ritengo fondamentale mantenere costante il contatto verbale con l’utente che è utile anche per distrarlo dalla preoccupazione dell’esame, quasi come un sedativo naturale per sopportare l’eventuale fastidio dell’introduzione del sottilissimo catetere di cistomanometria in vescica e che serve anche per introdurlo alla conoscenza delle fasi dell’esame “in diretta”, alla rilevazione dei suoi disturbi minzionali e all’individuazione delle possibili cause, utile affinché il medico possa impostare, a conclusione dell’osservazione della dinamica minzionale, l’opportuna terapia farmacologica e/o la migliore soluzione per la gestione vescicale, cercando di conservare intimità e privacy.

 

Il riuscire ad eseguire un buon esame sia in termini di tracciato riproducibile, la corretta dimostrazione urodinamica di un sintomo o di una condizione patologica, sono per me una importante gratificazione, necessaria al medico responsabile per impostare un corretto iter riabilitativo, ma per ottenere questo è di fondamentale importanza rendere partecipe il paziente delle varie fasi della procedura, mantenendo un atteggiamento amichevole, ma anche professionale e cercando di mettere a proprio agio la persona.

 

Carlo Genova