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IL PUNTO DI VISTA DI Gennaro Trezza, direttore della UOC di Ostetricia e Ginecologia dell’AORN Ospedale Rummo di Benevento

Il punto di vista di

 

Non ho mai amato parlare del passato. Tanto più dopo aver passato i cinquanta…..Spesso si rischia di cadere nel melenso,nel retorico e a volte si rasenta l’ autocelebrazione .Mi piace guardare avanti alle tante cose che ho da fare .

Per due motivi ho comunque deciso di scrivere questo articolo .

Intanto perché me lo ha chiesto Marcello ,al quale sono legato ,oltre che da legami di sangue storico-geografico(il regno delle due Sicilie non è una invenzione ma è stata una grande realtà storica) da una affettuosa amicizia per la simpatia ,il garbo,l’educazione,la disponibilità,l’intelligenza perspicace e lo spirito di sacrificio che ha nei confronti del gruppo SIUD. Insomma non si può dirgli di no. E poi….. perché la storia che vi racconto è un poco seria e un poco comica e ridicola,forse anche un tanto fantasiosa.

 

Provengo da una scuola  con  forte impronta di fisiopatologia della riproduzione umana  e di medicina perinatale. Pertanto la  uro- ginecologia è stata fin dall’inizio (1983) lasciata alla mia iniziativa personale e del dr. Mario del Giudice storico, caro  e fraterno amico e ….compagno di merenda.   Agli inizi degli anni 80,quando i due Dioscuri( così amava chiamarci il Prof Montemagno), Gennaro Trezza e Mario Del Giudice  cercavano di proporre l’acquisto dell’apparecchio di uro dinamica e magari osavano suggerire una Burch al posto  dell’intervento di Kelly-Kennedy per l’incontinenza da sforzo  ,venivano immediatamente additati e segnati come gli eretici. Isolati ,derisi e poi consolati come si fa per i figli sfortunati. Arrivava poi  di tanto in tanto lo zuccherino con la partecipazione agli interventi in sala operatoria,cosa estremamente rara per due specializzandi del 2° o 3° anno.

 

Intanto pur di cominciare a studiare le nostre pazienti avevamo inaugurato l’ambulatorio di uro ginecologia presso la clinica ostetrica e per fare gli esami uro dinamici avevamo fatto un patto suicida con un primario urologo cittadino che possedeva un DISA-DANTEC con pennino termico che quando si surriscaldava ,al posto dei grafici disegnava  dei veri e propri quadri naif. Bene, per studiare le nostre poche pazienti ci toccava fare gli esami (non sempre o quasi mai con giusta indicazione clinica)  alle sue (che erano tante) e come se non bastasse anche ai suoi pazienti maschi. Uno strazio….. ma che comunque ci è servito ad accumulare tanta esperienza!

 

Di fatto però la fortuna aiuta gli audaci … Mentre sia io che Mario, per lavorare e  imparare qualcosa,passavamo il tempo della specializzazione tra un treno ,un aereo ,una sala operatoria di un ginecologo famoso piuttosto che  di un urologo dal quale imparavamo la dimestichezza con la vescica…… la bacchetta di una fata ci toccò. In clinica erano arrivati dei fondi.Tanti fondi che dopo averne speso per sfamare l’ingordigia ricercatrice di tutti quelli che ,in clinica ostetrica avevano voglia di lavorare,ne avanzò un gruzzolo che il prof. decise di destinarci per l’acquisto del tanto agognato  apparecchio di urodinamica .

Quindi si cominciò .E iniziammo alla grande .Dopo circa una settimana dall’arrivo della macchina il prof ci chiama e ci chiede di effettuare uno studio uro dinamico  alla segretaria del cattedratico di chirurgia   della facoltà .La donna era stata operata  per incontinenza urinaria  con una colpo plastica anteriore più una Kelly-Kennedy. L’incontinenza risultava non guarita.

– Avanti, “sursum corda”.  esclamò Montemagno,è arrivato il vostro momento! O vi affermate o vi bruciate, sentenziò.

 

Potrete immaginare quanto fossimo atterriti ,agghiacciati,impauriti (avrei preferito usare una diversa espressione che rende maggiormente l’idea).Cavolo ma doveva capitarci proprio subito la segretaria di……. Che sfiga!

Comunque ,dopo avere eseguito l’esame  e confermato l’esistenza di una IUS pura da sforzo (da deficit trasmissivo ,come si usava relazionare  allora, dopo avere eseguito la profilometria dinamica),non curata dal precedente intervento, comunicammo al prof che la paziente andava rioperata. Come se non bastasse  lui ci spara a bruciapelo:”Preparate la paziente ,parlate con l’anestesista e fissate la data; le facciamo la Burch di cui tanto mi parlate. Ovviamente  io vi aiuto.

Bene ,successe quello che volevo dire prima: ce la facemmo addosso dalla paura!

 

Ma cosa c’entra questo con la prima sling? Se avete pazienza ancora un minuto ci arriviamo diretti.

L’intervento di Burch  fu  un successo. La fortuna del principiante ci assistette. Non mi è mai più capitato di eseguire un intervento di colpo sospensione tanto esangue in vita mia. Lo scollamento del Retrzius avvenne per incanto. Montemagno si sparò una posa incredibile con il cattedratico chirurgo,la paziente risultò guarita,contenta .Noi guadagnammo grande credibilità e ci ficcamo nei pasticci. Perché?

Perché l’aiuto del professore chirurgo ,subito dopo, si presentò da noi con una bella cartella urologica e un completo esame uro dinamico della suocera nel  quale le veniva diagnosticata una incontinenza urinaria grave da ipotono sfinteriale. Alla sua domanda su cosa consigliavamo di fare , di istinto e con aria da super eroe (ero ancora tanto giovane!) mitragliai :” l’unica è fare una sling pubovaginale, con un quadratino di rete da posizionare sotto il collo vescicale”.Non potevamo mai immaginare  che quel pazzo ci chiedesse :” ok ! quando organizziamo l’intervento?”

Uno schianto! Un incidente frontale tra cuore e cervello. La perdita di coscienza  per una caduta dal quinto piano. Arresto cardiaco. Non so dirvi cosa mi accadde in quel momento. L’avevo fatta grossa .Avevo contratto un debito superiore alle mie possibilità. Capivo solo che dovevo recuperare .E che avrei dovuto fare presto per non destare sospetti! “E mo’ che ce dic a chist’, can nun l’aggio fatta mai!  Mario mi venne in aiuto. “ Non subito” rispose “ siamo in partenza per un corso di aggiornamento e siamo fuori almeno 15 giorni. Ci facciamo vivi al nostro rientro” .

 

Furono 15 giorni  terribili di studio,di visione di filmati,di discussioni,di cazziate  e maledizioni ricevute da Mario, di andate e ritorno per andare a vedere quei pochi interventi di sling con accesso sovrapubico e vaginale che si facevano in Italia .Eravamo agli inizi degli anni novanta. la TVT era ancora lontana.

C’era un problema: non avevamo né l’ago di Pereyra né quello di Stamey .

”Come facciamo,benedetto uomo” sbottava Mario, in che pasticcio mi hai cacciato. Digli che non è possibile. Ma perché ribattevo. L’anatomia della zona la conosciamo bene,l’intervento lo abbiamo studiato,lo abbiamo visto più volte nei filmati….Per tutti c’è il primo intervento,no? -Si è vero ,replicava il povero Mario, ma hanno avuto un maestro che almeno gli ha  indicato la strada.

 

Alla fine abbiamo organizzato la seduta. Il nostro strumento per il passaggio dei fili fu una intuizione notturna venuta alla luce durante una guardia in sala parto .Un puro caso .Mentre mi apprestavo a fare una esplorazione cavitaria uterina  ad una paziente per una metrorragia e l’ostetrica aveva preparato il servitore sterile con tutti  i ferri per il raschiamento, il caro Del Giudice per farmi uno scherzo aveva legato   un sottile filo di catgut (allora si usava ancora il catgut che abbondava in sala parto) alla punta dell’isterometro.  Ogni volta che tentavo di prenderlo per  il manico ,  senza guardare poiché avevo lo sguardo in direzione della vagina della paziente,lui lo ritirava di quel tanto che bastava per non farmelo afferrare.

Mi accorgo della cosa,ci guardiamo negli occhi e felicemente capiamo che quello è il nostro strumento. Un isterometro .Ha una impugnatura comoda .è curvo giusto quanto basta per seguire l’asse sovrapubico-vaginale,è poco bottonuto alla punta, per cui scivola via dalla parete vescicale senza bucare e alla punta leghiamo i fili di prolene per portarli dalla vagina in addome attraverso il Retzius.

 

Il giorno dell’intervento è stata una vera libidine. Abbiamo fatto la nostra piccola incisione sovrapubica, scollando il sottocute fino alla fascia dei retti. Abbiamo posizionato una garza con betadine nella ferita. Abbiamo inciso la vagina al di sotto della giunzione vescico-uretrale per circa tre centimetri. Abbiamo scollato e aperto  lo spazio periuretrale e vescicale fino alla fascia pubo-vescico-cervicale che abbiamo perforato per entrare nel retro pube.  Abbiamo passato il nostro strumento perforando la fascia dei retti sulla guida del dito  posizionato nel Retzius ,attraverso la vagina. Abbiamo condotto lo strumento fino in vagina prima da un lato e poi dall’altro .Abbiamo assicurato i fili di prolene  allo strumento dopo averli passati nella  rete di prolene e abbiamo tirato su . Abbiamo innalzato la parete posteriore della giunzione vescico-uretrale riducendone il lume( sperando di non averlo  ridotto troppo  ) .Abbiamo annodato  i fili al di sopra della fascia dei retti. Abbiamo suturato la vagina e la cute. Abbiamo introdotto un piccolo zaffo vaginale. Abbiamo salutato i colleghi della sala operatoria della chirurgia .Abbiamo brindato fino ad ubriacarci .Abbiamo dormito. Abbiamo dormito tanto. Ci siamo svegliati dopo due giorni. Ci siamo rivisti,io e Mario .Ci siamo salutati e divisi. Io avevo vinto un concorso in ospedale dove sarei andato a lavorare dopo due giorni. Da allora non abbiamo più operato insieme se non in rarissime occasioni. Purtroppo!

 

Conservo il dolce ricordo di una conquista e la tristezza di una perdita. Mario lavora ancora in clinica ostetrica. Ed è sempre il mio migliore amico, tra i colleghi. Certe cose  non si possono dimenticare, ci uniscono.

Gennaro Trezza