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IL PUNTO DI VISTA DI Marcello Lamartina, urologo, U.O. di Urologia, Casa di Cura Candela, Palermo

Il punto di vista di

 

 

Una cosa che mi ha sempre colpito nella lettura di articoli scientifici anche di prestigiosi autori o ascoltando gli stessi durante le relazioni ai vari congressi, è una assoluta confusione nel riportare dati riguardanti la incontinenza urinaria come risultato ad esempio di un intervento di prostatectomia radicale: no pad, fughe di urina notturna, un pad, due pads, ecc., sono tutti termini molto imprecisi che non implicano necessariamente ne’ la presenza di incontinenza ne’ la sua quantità. Infatti no pad può significare sia continenza, ma anche un concetto quantitativo trascurabile (quindi incontinenza). Ma nonostante questo, molto spesso il parametro di valutazione del risultato di un intervento per incontinenza urinaria si basa su “cure no pad use or one dry prophylactic pad; and improved use of 1-2 pads or reduction of pads >= 50%”(come ad esempio in un recentissimo articolo pubblicato su BJU Int. Sep 30). La traduzione letterale di “cure” è guarigione, cura o rimedio. Quindi guarigione nel caso specifico significa assenza di perdita involontaria di urina: ma allora cosa significa no pad o one dry prophylactic pad? Non sarebbe logico definire semplicemente continente il paziente guarito sottoposto alla procedura? Può essere apprezzabile una certa cautela nella definizione dei risultati, ma affermare una cosa non in modo diretto, continenza, ma con un giro di parole (non uso di presidi per l’incontinenza) può essere ulteriore causa di confusione.

Ma se la definizione di incontinenza urinaria è molto precisa (qualsiasi perdita involontaria di urina), c’è la tendenza di confondere la categoria qualità (presenza di incontinenza) con quella di quantità (molto, poco o trascurabile, si ma per chi?). Infatti la obiettività è cosa assai diversa dalla soggettività: cosi’ per un individuo può essere considerata di grande nocumento per la propria qualità di vita la perdita di una goccia di urina, mentre per un altro solo cambiare tre pannolini al giorno è considerato un problema: ma obbiettivamente ambedue gli individui sono affetti da incontinenza.

Un concetto ormai fortunatamente superato è quello di “perdita involontaria di urina in luoghi o tempi inappropriati”. Infatti è incontinente il bambino che fa la pipì sul casco del soldato o l’uomo che minge dentro il serbatoio per la benzina dell’auto?

 

punto di vista marcello lamartina

 

Il grande problema è che allo stato attuale se la definizione di incontinenza è stata chiaramente inclusa nella standardizzazione terminologica dell’ICS (a partire dal 2002 )e cioè ogni perdita involontaria di urina, anche la definizione di perdita involontaria di urina tale da costituire un problema sociale ed igienico può essere ancora usata anche se “…The removal of the qualifier in the original definition of “a social and hygienic problem” was a problem. Who was going to define what was a“hygienic problem”? If the patient didn’t view leaking urine 165 times a day as a “social problem”- did she not have incontinence (or a problem with dementia)? We will all thank the Sub-Committee for this change for years to come” (ICS 2002).

Questa confusione semantica è probabilmente responsabile di dati sulla incidenza della incontinenza urinaria tanto variabili: ognuno la interpreta a modo suo! Probabilmente il chirurgo (me compreso) che effettua un intervento per patologia neoplastica (per esempio una prostatectomia radicale) è psicologicamente portato a valutarne i risultati soprattutto nell’ambito di quella che è la patologia di base, quella neoplastica appunto; i risultati funzionali probabilmente sono soltanto secondari e quindi valutati in modo poco obbiettivo e quindi, nell’ambito della valutazione, sceglie quella che soddisfa il criterio igienico e sociale, non quello radicale, cioe’ la presenza o l’assenza di incontinenza. Per questo motivo sarebbe forse necessario che quest’ultima valutazione fosse eseguita da un ente terzo, che valutasse prioritariamente l’aspetto funzionale.

Esistono strumenti semplici e non invasivi che possono rispondere alle due domande fondamentali: esiste incontinenza e se si, quanto? Il test del pannolino, i tests di autovalutazione con i questionari validati e il semplice diario minzionale dovrebbero essere usati come mezzo per evitare questa confusione e obiettivare il sintoma, sia qualitativamente che quantitativamente. E in attesa che la incontinenza urinaria sia finalmente definita in modo inequivocabile e da tutti condivisa spazzando via ogni definizione equivoca, perchè non usarli sempre?